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LIBRI: Storia d’Europa

L’Europa dopo il 1870 si trovava in una nuova situazione geopolitica dove i rapporti di forza tradizionali erano sostanzialmente mutati. La pace fra le potenze europee, seppure conservata, rimase sostanzialmente instabile. Sul continente Otto von Bismarck, uno dei protagonisti di questo periodo storico, si adoperò instancabilmente per costruire l’egemonia diplomatica e militare della Germania. La Germania assicurò la sua nuova posizione in Europa tramite l’alleanza con l’Impero austro-ungarico e l’Italia e un’intesa diplomatica con la Russia. La decisione del Kaiser Guglielmo II, salito al trono nel 1888, di licenziare Bismarck (nel 1890) e di non rinnovare il Trattato di controassicurazione con l’Impero russo segnò l’inizio della fine del sistema bismarckiano. Tra il 1891 e il 1894, Francia e Russia operarono un graduale riavvicinamento diplomatico, culminato nell’alleanza militare ed economica. Un secondo fondamentale passaggio fu rappresentato dalla firma dell'”Entente cordiale”, tra Francia e Gran Bretagna nel 1904. Nel 1907 anche il Regno Unito e Russia risolsero i loro contrasti in Asia con l’accordo di San Pietroburgo.

Verso la fine del secolo si profilava, ormai nettamente, quella rivalità fra Gran Bretagna e Germania che doveva essere una delle cause fondamentali della prima guerra mondiale.

La Francia, a seguito del crollo dell’impero di Napoleone III, aveva subito un rilevante ridimensionamento del proprio ruolo in una Europa in cui si imponeva la Prussia di Bismarck. La Francia, tuttavia, proseguì nella formazione di uno sterminato impero coloniale, entrando nel 1898 in una drammatica tensione con la Gran Bretagna.

La Gran Bretagna viveva le spinte del nascente movimento sindacale, i problemi di un’economia che mostrava i segni del rallentamento, le contraddizioni della questione irlandese, oltre i problemi che la politica coloniale poneva. Nel 1874 Benjamin Disraeli, capo dei conservatori inglesi, assunse il potere in seguito alla vittoria conseguita nell’elezione di quell’anno.

Gli Imperi europei dopo il 1870 subirono una notevole evoluzione a seguito del nuovo quadro geopolitico e dell’incalzare di nuovi principi politici ed economici. Negli Imperi dell’Europa centro-orientale, in Germania, Austria, Russia, un dato comune di grandissima importanza era costituito dal fatto che il liberalismo borghese non era mai riuscito ad assumere in prima persona il potere politico. La grande proprietà fondiaria e l’aristocrazia continuavano a rappresentare la base del potere politico in conseguenza della mancata affermazione del liberalismo. La monarchia e l’aristocrazia organizzavano il proprio potere attraverso uno stretto controllo dell’apparato burocratico-amministrativo, di quello militare e della diplomazia.

L’Impero tedesco, Deutsches Kaiserreich, dopo il 1870 affermò sempre di più la propria potenza militare, politica, diplomatica ed economica sul nuovo scenario europeo. L’Impero era retto da una Costituzione che poneva la politica estera, finanziaria, economica, doganale, le grandi scelte di politica interna e l’esercito nelle mani del governo centrale. Il governo era retto da un Cancelliere e da Segretari di Stato che non dipendevano dalla maggioranza parlamentare, bensì unicamente dal Kaiser, l’Imperatore, che aveva il potere di nominarli e di sospenderli e poteva prorogare o sciogliere il Parlamento.

L’Impero austro-ungarico si trovò a dibattere fra conservatorismo politico-sociale e il problema delle nazionalità. Trasformatosi nel 1867 nella duplice monarchia austro-ungherese, l’Impero dovette affrontare una complicata serie di problemi quali, principalmente, la disomogeneità socioculturale dei suoi territori, i conflitti politici ed ideologici fra conservatorismo tradizionale, liberalismo, cattolicesimo sociale, socialismo e le tensioni fra le nazionalità. La duplice monarchia si sostanziava in una politica estera, militare, finanziaria comune ma con una Costituzione ed amministrazioni separate. Retto dalla Costituzione del 1867, l’Impero non era diventato uno stato realmente unitario e parlamentare. Il parlamento rimase sempre troppo ricattabile dagli ambienti dell’alta burocrazia e dai militari. L’esigenza di sottrarre lo Stato e la vita civile alla pesante tutela ecclesiastica si fece sentire in modo particolarmente acuto sotto l’influenza della maggioranza liberale al parlamento, ma dopo che nel 1879 i conservatori di orientamento cattolico ripresero la maggioranza la laicizzazione venne in parte abrogata. La situazione dell’Austria-Ungheria alla fine del secolo ed agli inizi del Novecento era fortemente minata da conflitti nazionali.

La piazza principale di Cracovia, in Polonia, nel 1912.
L’Impero russo mostrava evidenti i segni della profonda crisi che lo avrebbe portato alla dissoluzione. La crisi, non solo sociale ma anche economica e politica, era aggravata per altro dai problemi che terrorismo, populismo, diffidenze politiche e, non ultimo, il tentativo di espansione in Asia avevano prodotto. La Russia dal fallimento del riformismo di Alessandro II ai primi anni di Nicola II subì le incertezze di una politica tentennante e contraddittoria. Il Regno di Alessandro II, apertosi nel 1855 sotto l’insegna delle riforme, terminò nel 1881 con una bomba lanciata dai terroristi. Il modo in cui morì lo Zar, 13 marzo 1881, sta a indicare chiaramente la gravità dei problemi politici e sociali dell’Impero. Dopo il 1865 il regime assunse un carattere sempre più dispotico. I giovani radicali cercavano di reagire al senso della propria impotenza iniziando il movimento della andata del popolo, il populismo. Migliaia di giovani si recavano nelle campagne per fare la vita dei contadini e diventarne la guida culturale e politica, ma fu un completo insuccesso. Tutto ciò allarmò profondamente il Governo che mise in atto una forte repressione.

Anche l’Italia fece il suo debole ingresso in campo coloniale e cercò di garantire la propria sicurezza in Europa, alleandosi con la Germania e l’Austria-Ungheria, mentre la Russia si legò alla Francia anche militarmente. ( Wikipedia )

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