Leggere Leggere: Proposte di Lettura

 

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La libreria Aiace di via Ugo Ojetti 36, Roma, è un punto speciale per i lettori e le lettrici di Roma. Ci potete trovare saggi, romanzi, riviste, raccolte di poesie a prezzi incredibili, perché la caratteristica comune a tutti questi libri è che sono usati. Nessun imbarazzo, quindi: aprendo a caso una pagina o iniziando a divorare il testo non si ha la sensazione di profanare qualcosa di sacro che andrebbe conservato così com’è, bianco, immacolato e senza orecchie laterali. Qualcuno prima di voi ha già letto quel libro e lo ha già arricchito di quella patina antica che lo rende così prezioso.

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10 Proposte di Lettura – Libri Perduti nel Tempo

10 Proposte di Lettura

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LIBRO: A proposito di Valentina di Guido Crepax

G. CREPAX, A PROPOSITO DI VALENTINA, QUADRAGONO 1975 1°ED

Guido Crepax, il cui nome vero è Guido Crepas, nacque a Milano il 15 luglio 1933. Era figlio di Gilberto Crepas, primo violoncello della Scala.

Crepax si laureò in architettura, occupandosi fin da subito di grafica pubblicitaria.

Nel 1957 Crepax divenne famoso per la sua campagna pubblicitaria della Shell, che ricevette la Palma d’oro per la pubblicità.

L’anno dopo cominciò a collaborare con Tempo Medico, la prima rivista medica italiana, dove disegnò tutte le copertine fino alla metà del 1980.

Nel 1963 Crepax entrò nel mondo dei fumetti e due anni più tardi creò il suo più famoso personaggio, Valentina, apparsa inizialmente sulla rivista di fumetti Linus come personaggio secondario di una serie di fantascienza; Valentina è la fidanzata di Philip Rembrant, un critico d’arte che in realtà possiede strani poteri ed è noto anche col nome di Neutron. Il primo episodio venne intitolato La curva di Lesmo ( con riferimento a una curva dell’autodromo di Monza ) seguito a sua volta da altri trenta raccolti in sette libri.

A questi si aggiunsero nel tempo altri libri come la Lanterna magica del 1977 e Valentina pirata ( il primo interamente a colori ).

Per lungo tempo sarà Linus la rivista che farà crescere e conoscere Valentina.

Valentina avrà la caratteristica piuttosto inconsueta nel mondo del fumetto, di invecchiare, seppur più lentamente del normale.

L’uscita di scena della sensuale ragazza dai capelli a caschetto avviene nel 1995, dopo oltre trent’anni, con la storia Al diavolo Valentina.

Le avventure di Valentina sono un miscuglio di temi onirici, fantastico, fantascienza, spionaggio e ( successivamente ) erotismo.

Valentina ha ispirato a sua volta un film del 1973 ( Baba Yaga diretto da Corrado Farina con Isabelle de Funès nella parte di Valentina ) e nel 1989 una serie di telefilm per la tv, in cui la protagonista era interpretata da Demetra Hampton. ( Wikipedia )

Valentina, erotica, psicotica, magnifica creazione di Guido Crepax, si mette in mostra al museo

Valentina non è solo un fumetto: è una donna talmente reale che invecchia. E a Bassano del Grappa, ormai settantenne, è co-protagonista di una mostra dedicata al suo creatore.

Valentina è una delle eroine del fumetto più note al mondo, ma è l’unica condannata ad invecchiare con il suo artefice. Per trent’anni l’abbiamo vista brillare di luce propria – gli uomini, tutti protagonisti secondari delle sue avventure – tra il giallo e il noir, la fantascienza e il sogno: la conosciamo già adulta, poi veniamo a sapere che è orfana, che soffre di disturbi alimentari, che è seduttiva (ma mai gatta morta) e incapace di rinunciare alla sua indipendenza e al suo mondo interiore. ( Io Donna )

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LIBRO: Via Toscanella di Ottone Rosai

OTTONE ROSAI – VIA TOSCANELLA – VALLECCHI – 1930

Ottone Rosai ( Firenze, 28 aprile 1895 – Ivrea, 13 maggio 1957 ) è stato un pittore italiano. Figlio di un artigiano, conseguito il diploma all’Istituto Statale d’Arte frequenta l’Accademia di Belle Arti, da cui viene espulso dopo pochi anni per cattiva condotta. Prosegue pertanto come autodidatta, e in questo periodo sono significativi gli incontri con Giovanni Papini e soprattutto con Ardengo Soffici, che lo avvicina all’arte futurista e al movimento di Marinetti.

Aderendo al futurismo, si arruola come volontario nel Regio Esercito e partecipa alla prima guerra mondiale ricevendo due medaglie d’argento. Alla fine della guerra, il rientro nella società è difficile e Rosai trova nelle nuove idee del giovane Mussolini l’entusiasmo e lo slancio che cercava per opporsi alla borghesia e al clericalismo che tanto detesta.

In questo periodo la sua pittura ritrae persone della sua famiglia, nature morte o figure di anziane tristemente sedute. Nel novembre 1920 tiene la sua prima esposizione personale a Firenze. Nel 1922 la sua vita è segnata dal suicidio del padre, annegatosi in Arno per debiti. Nei suoi scritti giovanili rivela di sentirsi colpevole di quella morte, e di dover vivere due vite, la sua e quella del padre.

Via Toscanella

In via Toscanella, nei pressi di Palazzo Pitti, si trova quello che è stato lo studio di Ottone Rosai.

Via Toscanella è il libro che meglio restituisce la cifra della scrittura d’ artista di Rosai e quindi il carattere e lo stile di una prosa singolarissima, irregolare e spesso disattenta alle norme più elementari della buona creanza letteraria

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LIBRO: Apocalisse 1945 – La Distruzione di Dresda di David Irving

DAVID IRVING, APOCALISSE 1945, LA DISTRUZIONE DI DESDRA, SETTIMO SIGILLO

Il 13 e il 14 febbraio del 1945 avvenne il più grande attacco aereo della Seconda guerra mondiale su una città tedesca da parte dei bombardieri alleati: il bombardamento di Dresda.<br>

Nell’arco di 14 ore Dresda fu bombardata tre volte. Il primo attacco è durato dalle 22 e 13 alle 22 e 21; il secondo bombardamento fu eseguito dall’1 e 30 all’1 e 50. Il terzo attacco fu effettuata la mattina successiva tra le 12 e 12 e le 12 e 23. Più di 200.000 persone persero la vita nelle fiamme di Dresda.

Lo scrittore inglese David Irving nel suo libro Apocalisse a Dresda scrisse: “ Per la prima volta nella storia della guerra un attacco aereo ha distrutto l’obiettivo in modo così devastante, che non c’erano abbastanza sopravvissuti sani per poter seppellire i morti. ”

Dresda era una città con oltre 630 000 abitanti. Quando però fu distrutta ci vivevano più di un milione di persone, si calcola tra un milione e duecentomila e un milione e quattrocentomila persone. Rifugiati della Slesia, della Pomerania e della Prussia Orientale, evacuati da Berlino e dalla Renania.

Dresda era un posto dove venivano condotti i soldati convalescenti e feriti. Poichè non c’era industria bellica, Dresda era considerata una città sicura.

Dopo il bombardamento gli incendi a Dresda sono durati sette giorni e otto notti.

Ai militari inglesi che bombardarono Dresda fu detto che la città era il centro di rifornimento più importante per il fronte orientale; l’obiettivo del bombardamento era uno dei quartieri generali della Gestapo in centro città, una importante fabbrica di munizioni, un grande stabilimento di gas tossici.

L’opinione pubblica inglese e le autorità religiose erano contro il bombardamento della popolazione civile tedesca. A loro però fu detto che non stato impartito alcun ordine di distruggere zone abitate. Il governo inglese, con a capo il primo ministro Winston Churchill riuscì a tenere il segreto fino alla fine della guerra.

David Irving

David John Cawdell Irving ( Hutton, 24 marzo 1938 ) è un saggista britannico, specializzato nella storia militare della seconda guerra mondiale. È l’autore di una trentina di libri, tra cui Apocalisse a Dresda ( 1963 ), La guerra di Hitler ( 1977 ), La guerra di Churchill ( 1987 ).

Con Ernst Nolte, è considerato un esponente del revisionismo storiografico sul nazionalsocialismo e il secondo conflitto mondiale.

David Irving fu arrestato in Austria l’11 novembre 2005; il 20 febbraio 2006 fu riconosciuto colpevole da un tribunale per “aver glorificato ed essersi identificato con il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori”, cosa che in Austria è punita, secondo il Verbotsgesetz, la legge per la denazificazione del 1947, che vieta qualsiasi “attività in senso nazionalsocialista”, in particolare come modificata nel 1992; in tale anno fu introdotto il divieto di negazione, minimizzazione, approvazione e giustificazione del “genocidio nazista o degli altri crimini nazisti contro l’umanità, qualora ciò avvenga in opere di stampa, radiofoniche o comunque pubblicato in modo tale da essere accessibile ad un vasto pubblico”, sotto pena di reclusione da 1 a 10 anni, e nei casi di maggiore pericolosità, fino a 20 anni. In base a tale sentenza Irving fu condannato a tre anni di reclusione, scontando in carcere 400 giorni prima di ottenere la liberazione condizionale. ( Wikipedia )

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LIBRO: Il Carnefice di Dario Bellezza

Dario Bellezza ( Roma, 5 settembre 1944 – Roma, 31 marzo 1996 ) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano. Bellezza fu scoperto e lanciato da Pier Paolo Pasolini, del quale per diversi anni curò la corrispondenza.

Pier Paolo Pasolini, in seguito alla pubblicazione della prima raccolta di poesie Invettive e licenze (1971), lo definì « Il miglior poeta della nuova generazione »

La poesia di Bellezza si è spesso ispirata a temi autobiografici, fra i quali spicca l’amore omosessuale ( vissuto con un sofferto atteggiamento maledettista, nella ricerca ossessiva di un “bellissimo assassino” fra drogati e prostituti ), risentendo inizialmente dell’influenza dei poeti simbolisti e dell’opera di Sandro Penna. Angelo ( 1979 ) è una testimonianza commossa al grande amore della sua vita: la letteratura. Successivamente pubblicò Turbamento (1984), L’amore felice (1986) e Nozze col diavolo (1995).

Malato di AIDS dal 1987, Dario Bellezza muore in povertà e solitudine il 31 marzo del 1996 a Roma. ( Wikipedia )

Intervista a Dario Bellezza apparsa sulla rivista Fermenti, Aprile-Maggio-Giugno 1976

Da Lettere da Sodoma al Carnefice e arrivando a Morte Segreta i tuoi contenuti so­no diventati casti, misurati, freddi. Tutto ciò fa pensare ad una compostezza che sa di svolta, di approdo ad un esito di avversione per certe forme compiacenti e forzatamente realistiche. Perché?

Perché mi sento molto vecchio e mi piace esserlo. Amo i vecchi perché hanno rag­giunto il momento sacro della vita, perché de­vono morire. Io amo la morte, in quanto sono convinto che è un passaggio. Non significa che sono cattolico. Non credo nei premi e nei castighi.

Dal realismo sembri essere approdato ad un misticismo laico sì, ma trascendente. Dal misticismo non vorrai mica arrivare al sur­realismo

Non corro il rischio di arrivarci. La mia formazione è di tipo razionalista. Per arriva­re al surrealismo bisogna essere irrazionali. Il surrealismo è un prodotto della cultura france­se. In Italia non c’è la possibiltà per un vero surrealismo. L’Italia è un paese provinciale di ignoranti, di politici mafiosi che non leggono, dove un Pasolini può essere ucciso due volte: una volta nella realtà e un’altra dall’opinione pubblica repressa e fascista sessualmente, per cui viene un grande schifo e una voglia di an­darsene per sempre

Moravia ha detto di recente che solo il realismo potrà salvare la nostra letteratura. Sei d’accordo ?

Moravia porta acqua al suo mulino. Cre­do che ogni forma d’arte sia permessa quando ha dei contenuti morali dentro. Le avanguardie non hanno contenuti, in quanto sterili e for-maliste. Il discorso di Moravia può avere un significato se attribuito al formalismo dell’avanguardia.

Perché hai rinnegato, in certo senso, il realismo ? 

Non l’ho rinnegato. La realtà che mi appare non mi basta. Voglio mistero, sciagura, caso, caos, droga e fortuna. Se queste cose so­no nel realismo, ben venga. Se il realismo è soltanto Useppe della Morante, allora abbasso il realismo.

La tua contenutezza, il tuo intimismo di arrivo, il pessimismo desolato ed a volte com­piacente, in quanto non sempre freddo e di­staccato, non fanno pensare un po’ troppo a Leopardi ?

No. Leopardi non c’entra per niente. Io tengo conto dell’inconscio, della psicoanalisi, di Jung. Potrei dire che Leopardi sia stato influen­zato da scrittori pessimisti come Epitteto. Io mi sento più grande di Leopardi. Perché più complesso e più intelligente. A me piace anche godere, punirmi, andare agli inferi e trasfigurarmi

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LIBRO: Notre Dame de Paris di Victor Hugo

Notre-Dame de Paris è un romanzo a sfondo storico di Victor Hugo. Pubblicato nel 1831, all’età di 29 anni, fu il primo grande successo dello scrittore francese: venne infatti immediatamente accolto con grande favore, superando le censure del tempo. È ambientato nella Parigi basso medievale, al tempo di re Luigi XI di Francia.

Notre Dame, la profezia di Victor Hugo: « Una grande fiamma tra i campanili »

« C’era una grande fiamma tra i due campanili » Una descrizione dell’incendio della cattedrale di Parigi quello immaginato da Victor Hugo nel suo romanzo «Notre Dame de Paris» ( 1831 ). « Il clamore era straziante ». « Tutti gli occhi si erano alzati verso il sommo della chiesa, ciò che vedevano era straordinario. In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c’era una grande fiamma che montava tra i due campanili, con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un limbo nel fumo. Sotto quella fiamma, sotto la cupola balaustrata in tagliata a trifogli di brace, due grondaie fatti a fauci di mostri vomitavano senza posa quella pioggia ardente il cui argenteo scroscio risaltava nell’ombra della facciata inferiore ».

Victor Hugo criticava aspramente lo stato di degrado della cattedrale di Parigi con l’obiettivo di riuscire a far partire i necessari restauri per fermarne la rovina. « Il tempo è cieco e l’uomo è stolto. Se avessimo il piacere di esaminare una ad una le diverse tracce di distruzione impresse sull’antica chiesa, quelle dovute al tempo sarebbero la minima parte, le peggiori sarebbero dovute agli uomini.»

Notre-Dame de Paris racconta il tragico destino di Esmeralda, una creatura che scatena passioni e desideri. Molti uomini si contendono il suo amore: il colto arcidiacono di Notre-Dame, Claude Frollo, uomo di chiesa e di scienza che si condanna all’inferno cedendo alle lusinghe di eros; il capitano Phoebus de Châteaupers, seduttore che riesce a conquistare il cuore della gitana; il gobbo Quasimodo, campanaro della cattedrale, anima sensibile imprigionata in un corpo deforme, che cercherà invano di salvare la bella sventurata. Ma la vera protagonista di questa storia gotica è Parigi, col suo intreccio misterioso di vicoli, la folla di disperati che si agita tumultuosa e brutale nei bassifondi e, soprattutto, la maestosa cattedrale di Notre-Dame che domina la città con i suoi segreti di pietra, i mostri occhieggianti dai cornicioni, l’ombra cupa delle sue torri.

Un romanzo che celebra l’eterna lotta tra il bene e il male e l’indissolubile connubio tra amore e morte. ( Wikipedia )

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LIBRO: L’Italia di Bonaparte di Antonino De Francesco

A. DE FRANCESCO, L’ITALIA DI BONAPARTE, UTET, 2011

I Bonaparte, già Buonaparte, sono una nobile famiglia corsa di origine italiana. Secondo la versione accettata dallo stesso Napoleone e da altri membri della famiglia, i Buonaparte erano originari di Firenze, dove si schierarono dalla parte ghibellina. Con la vittoria del partito dei Guelfi, nel Duecento, dovettero lasciare la città andando in esilio, prima a San Miniato, e infine a Sarzana, nell’allora Repubblica di Genova ove il primo membro conosciuto della famiglia si trova citato come Bonapars figlio di Gianfardo.

I Buonaparte passarono quindi in Corsica, prima a Bastia, con Giovanni Buonaparte, che divenne reggente delle città sotto il governatore genovese Tomasino Campofregoso, e poi definitivamente ad Ajaccio.

Il legame con la penisola italiana non fu mai rescisso: Carlo Maria Buonaparte, padre di Napoleone Bonaparte, studiò diritto all’Università di Pisa come molti suoi antenati. E attraverso i lontani parenti di San Miniato nel Granducato di Toscana, riuscì a ottenere il titolo di nobile di San Miniato, che gli permise di entrare il 13 settembre 1771 nella nuova nobiltà còrsa, voluta dai francesi che nel 1769 erano diventati i nuovi padroni dell’isola.

Campagna d’Italia

La campagna d’Italia del 1796-1797 fu la serie d’operazioni militari guidate da Napoleone Bonaparte alla testa dell’Armata d’Italia durante la guerra della prima coalizione combattuta dalla Francia rivoluzionaria contro le potenze monarchiche europee dell’Antico regime, nello specifico rappresentate dal Regno di Sardegna, dal Sacro Romano Impero e dallo Stato Pontificio.

Il generale Bonaparte dimostrò per la prima volta le sue grandi capacità di stratega e di condottiero raggiungendo, nonostante la limitatezza dei suoi mezzi, una serie di brillanti vittorie che consentirono di instaurare il dominio francese su gran parte dell’Italia settentrionale e centrale. Il generale ottenne grande prestigio e una vasta popolarità, esercitando autonomamente l’autorità sul territorio conquistato e organizzando una serie di stati strettamente collegati alla Francia. Dopo aver agito spesso in contrasto con le direttive del Direttorio, il generale Bonaparte concluse vittoriosamente la campagna firmando personalmente il trattato di Campoformio, che sancì la sconfitta dell’Impero d’Austria e della prima coalizione e confermò la predominante influenza francese in Italia, specie sulle elite peninsulari.

Nel novembre del 1796, Napoleone proclamò la Repubblica Transpadana ( Lombardia ), e l’anno successivo anche la Repubblica Cispadana ( Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia ), e adottò il tricolore come bandiera. Successivamente, con una serie di campagne vincenti, estese il suo dominio anche su Mantova e sul territorio di Venezia, che divenne la Repubblica Veneta e nel 1797, fondò la Repubblica Cisalpina, che assorbì anche la Repubblica Cispadana.
Nonostante la Pace di Campoformio ( 1797 ) lo avesse costretto a cedere il Veneto all’Austria, nell’inverno successivo le truppe napoleoniche riuscirono ad entrare a Roma e, proclamando la Repubblica Romana, costrinsero il papa a rifugiarsi in Toscana. Infine, nel gennaio del 1799 le truppe francesi entrarono anche a Napoli e proclamarono la Repubblica Partenopea.
Dopo la controffensiva austriaca i francesi furono costretti a ritirarsi da alcuni presidi in Lombardia, e Ferdinando IV di Borbone inviò le sue truppe alla riconquista di Napoli. La Repubblica Partenopea capitolò a giugno dello stesso anno, e ad agosto, in seguito alla battaglia di Novi, crollò la dominazione francese. 


Negli anni successivi Napoleone, dopo aver vinto altre battaglie decisive, si impegnò a dare un nuovo assetto territoriale all’Italia.
Nel mese di giugno del 1800, venne proclamata la seconda Repubblica Cisalpina, ed in seguito anche la Repubblica di Genova, il Piemonte e il ducato di Parma passarono alla Francia. Il dicembre del 1801 un’assemblea di notabili deliberò la nascita della Repubblica Italiana, con capitale Milano e presidente Napoleone.
Quattro anni dopo Napoleone assunse il titolo di re d’Italia ed il 26 maggio del 1805 venne incoronato con la corona ferrea.
Il territorio a lui sottomesso continuava ad allargarsi, annettendo anche il Regno Veneto, la Dalmazia, la Repubblica Ligure ed infine la Toscana.
Nel 1806 Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, fu nominato re di Napoli, e l’anno successivo vennero conquistate anche le Marche, il Lazio e l’Umbria. Restano fuori dal dominio solo la Sicilia, sotto il dominio Borbone, e la Sardegna, territorio dei Savoia.
Dieci anni dopo, la controffensiva austriaca toglieva Milano ai Francesi e causava il crollo del Regno ( 1815 ). ( Wikipedia )

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LIBRO: Riservato a Mussolini – Notiziari giornalieri della Guardia Nazionale Repubblicana

RISERVATO A MUSSOLINI, introduzione di N. VERDINA, FELTRINELLI, 1974

Riservato a Mussolini è un libro che riporta i notiziari giornalieri della Guardia nazionale repubblicana novembre 1943 – giugno 1944. A cura di Luigi Bonomini, Federico Fagotto, Luigi Micheletti, Luigi Molinari Tosatti, Natale Verdina. Introduzione di Natale Verdina

Guardia Nazionale Repubblicana

La Guardia Nazionale Repubblicana ( GNR ) fu istituita dalla Repubblica Sociale Italiana l’8 dicembre 1943 «con compiti di polizia interna e militare». Nacque per volere di Renato Ricci ( ex-presidente dell’Opera Nazionale Balilla poi convertita nella Gioventù Italiana del Littorio ).

La GNR era destinata teoricamente ai compiti propri dei Reali Carabinieri ( ordine pubblico e controllo del territorio ) e della Milizia ( nelle sue varie specialità ), ma in realtà fu impiegata soprattutto alla lotta repressiva contro le forze partigiane della Resistenza italiana, assieme alle formazioni tedesche. Alcuni suoi reparti furono utilizzati, sotto comando tedesco, al fronte contro gli Alleati. Svolse anche un ruolo di ordine pubblico contro il banditismo che era diffuso nei territori occupati dell’Italia centrale e settentrionale.

Nonostante la potenziale efficacia operativa del nuovo organismo di sicurezza, Ricci si scontrò con la diffidenza e l’aperta ostilità delle forze germaniche.

Il 5 agosto 1944 i vertici tedeschi, una volta che ebbero compreso che gli elementi della MVSN erano in minoranza e che spesso i carabinieri collaboravano con i partigiani, decisero di procedere a una generale azione di disarmo e cattura dei carabinieri stessi. Degli 11.000 carabinieri in servizio nell’estate del 1944, circa la metà furono catturati e deportati in Germania.

La GNR il 15 agosto 1944 venne inglobata nell’Esercito Nazionale Repubblicano, come “prima Arma” della Forza armata ( similmente quindi allo status dei Carabinieri ), anche se continuerà a svolgere compiti di sicurezza dietro le linee del fronte in ausilio alle forze germaniche. ( Wikipedia )

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LIBRO: Il Ragazzo Morto e le Comete di Goffredo Parise

G.PARISE, IL RAGAZZO MORTO E LE COMETE, FELTRINELLI, 1965

ll ragazzo morto e le comete è un romanzo particolare di un ventenne destinato a sicuro insuccesso ma poi diventato un caso editoriale di successo. Lo pubblicò Neri Pozza nel 1951 con grande lungimiranza.

Il libro contiene i turbamenti emotivi della gioventù, le incertezze su una identità virile ancora tutta da costruire, il disagio dei sopravvissuti allo choc della mattanza. I pensieri sulla morte, quell’attrazione per il paese ignoto dove tutti siamo diretti che nell’adolescenza non è ancora divenuta tabù.

Nel Ragazzo morto e le comete ( 1951 ), Parise si è ispirato ad un famoso film, Il terzo uomo, di Carol Reed e Orson Welles, che si ambienta nella vita notturna tra le macerie di Vienna dopo la Seconda Guerra Mondiale: “in quella Vienna notturna, quel contrabbando oscuro hanno messo in moto in me una serie di sensazioni che si sono tradotte nelle pagine visionarie del romanzo”.

Goffredo Parise

Goffredo Parise nasce a Vicenza l’8 dicembre del 1929; la mamma Ida Wanda Bertoli, ragazza madre, cerca con grandi sacrifici di riempire il vuoto della mancanza del padre. Nel 1937 muore il nonno e la madre sposa il giornalista Osvaldo Parise, direttore del «Giornale di Vicenza»; il piccolo Goffredo, sempre alla ricerca di una figura paterna, gli si affeziona ed è ricambiato e Parise dopo otto anni lo riconosce come figlio.

Goffredo appena quindicenne partecipa alla resistenza in provincia di Vicenza; finita la guerra consegue la maturità classica da privatista. In seguito si iscrive a vari indirizzi universitari, senza arrivare mai a una laurea (sarà laureato «ad honorem» in Lettere solo nel 1986 dall’Università degli Studi di Padova).

Tramite alcune conoscenze il padre adottivo lo introduce al mondo della carta stampata. Goffredo incomincia a scrivere per quotidiani come Alto Adige di Bolzano, l’Arena di Verona e il Corriere della Sera e in questo periodo il giovane capisce la sua vera passione: l’inclinazione a scrivere storie. Parise nel 1950 si trasferisce a Venezia e in una stanza in affitto scrive il suo primo libro, Il ragazzo morto e le comete.

Dopo un’iniziale stroncatura sia dalla critica sia dal pubblico, Parise pubblica nel 1953 il libro La grande vacanza, con una lusinghiera recensione di Eugenio Montale sul Corriere della Sera: « […] affascinato dall’abilità di Parise e dal suo calarsi nell’infanzia senza modi nostalgici e crepuscolari»; questo libro viene definito nel 1968 da Carlo Bo “autentica poesia”.

Nel 1953 si trasferisce a Milano, dove lavora alla casa editrice di Livio Garzanti e dove conosce Leo Longanesi che lo incoraggia a continuare a scrivere. Con il romanzo Il prete bello (1954), lo scrittore acquisisce grande notorietà non solo in Italia, ma, con decine di traduzioni, anche all’estero. Intanto è diventato amico di Eugenio Montale e Domenico Naldini. ( Wikipedia )

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